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L’ascolto attivo e l’empatia possono contribuire a migliorare i rapporti di una persona sul luogo di lavoro, nelle relazioni di coppia e nelle relazioni di amicizia, nelle situazioni di stress e nei momenti in cui si devono prendere decisioni importanti. L’ascolto attivo e l’empatia possono essere legati tra loro, il primo funzionale alla seconda, ma non sempre chi è capace di ascolto attivo riesce ad essere empatico, mentre chi naturalmente è più empatico, avrà più facilità ad avviare l’ascolto attivo.


Che cos’è l’ascolto attivo?
L’ascolto attivo è una tecnica di ascolto che si può apprendere per favorire la comunicazione tra due persone. L’ascolto attivo consiste nell’ascoltare attivamente l’altro e nel cercare di capire a fondo quello che sta dicendo. L’ascolto attivo aiuta a creare un flusso di comunicazione e ad evitare i blocchi della comunicazione, facendo leva su quello che dice l’interlocutore, soffermandosi sui dettagli, rivolgendo domande per approfondire.


Che cos’è l’empatia?
L’empatia è la capacità di ascoltare profondamente l’altro, non tanto con le orecchie quanto con il cuore e il sentire personale, immedesimandosi nella sua persona e tenendo da parte il proprio ego e la propria storia personale. L’empatia permette di entrare in contatto profondo con l’altro, di metterlo a suo agio perché si sentirà capito, di comprenderlo realmente per quello che è o sente, senza giudicare o criticare.
L’ascolto attivo può essere funzionale e favorire l’empatia, può fungere come porta d’accesso ad un sentire più profondo e ad una vera e propria empatia.

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“Colui che conosce il proprio obiettivo si sente forte; questa forza lo rende sereno; questa serenità assicura la pace interiore; solo la pace interiore consente la riflessione profonda; la riflessione profonda è il punto di partenza di ogni successo.” (Lao Tse)

Crescere significa evolversi, ed evolvere come persone, come essere umani comporta un cambiamento. La cosa più difficile è cominciare, scegliere di cambiare perché si ha paura di ciò che si lascia, si ha paura di ciò a cui si va incontro. Ma crescere vuol dire migliorare e per farlo occorre essere convinti, ed avere degli obiettivi, o uno scopo. Altrimenti, difficilmente si porterà a compimento il cammino iniziato. Come in un viaggio, proprio come in un cammino, la meta dev’essere stabilita, il punto d’arrivo chiaro.

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“Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto, ma da quelle che non avete fatto” (Mark Twain).

Molto spesso quello che ci impedisce di raggiungere un obiettivo, siamo proprio noi stessi o per meglio dire la nostra mente, che fa di tutto per metterci i bastoni tra le ruote. Non permettiamo alla nostra mente di controllare e di limitare le nostre capacità ed il nostro potenziale, abbattiamo i blocchi mentali.

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Il nucleo familiare può essere paragonato allo Shanghai. Ve lo ricordate? Per chi non lo conoscesse, si tratta di un gioco in cui un certo numero di bastoncini vengono lasciati andare su una superficie piatta, così da cadere senza un criterio, finendo incastrati tra di loro. Vince chi riesce a estrarre un legnetto alla volta senza far muovere gli altri.

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