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Chi fa come me una professione incentrata sull’aiuto, è perché si sente fortemente portato verso la conoscenza dell’altro.

Sono sempre stata incuriosita dalle persone che incontro, per questo quando vado in metropolitana, al supermercato, in treno e comunque tutte le volte che mi trovo tra altre persone, volutamente non ascolto musica con le cuffiette e cerco il più possibile di capire invece meglio chi ho accanto. Approfitto della possibilità che mi viene data per alimentare questa mia “sana curiosità” riguardo alle relazioni interpersonali ed alla comunicazione che viene usata.

Mi sto accorgendo che molti sono talmente convinti di sapere quello che pensano gli altri, che preferiscono fare supposizioni sull’altrui pensiero, il più delle volte errando, piuttosto che chiedere direttamente all’interessato, generando così una serie di equivoci sempre più grandi che portano frustrazione e rabbia, per lo più dovuta proprio all’incomprensione.

E così ci si isola, pensando di stare meglio da soli, ma spesso non si riesce a star bene neanche in questo modo.

Nella vita si conoscono tante persone, si hanno tanti contatti telefonici, ma se si cominciasse a scorrere col dito sullo schermo del cellulare, su quanti di quei numeri e nomi potremmo contare sul serio? Di quanti di loro ci interesserebbe veramente la loro vita ed il loro benessere?

Allora chiediamoci se è il caso di sfoltire la rubrica da qualche nome che non ci interessa più così tanto, per far posto anche ad una sola persona nuova con la quale instaurare una conoscenza fatta di reciproca autenticità, attraverso una comunicazione efficace.

Per sentirsi finalmente più felici. Perché siamo autentici.

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